mercoledì 13 aprile 2011

La Storia del Ristorante Borromeo

Come la storia racconta, San Carlo Borromeo, venne per l'ultima volta ad Ascona nell'ottobre del 1584, per procedere alla lettura ufficiale degli atti notarili definitivi per l'erezione del Collegio Papio. Nel partire da Ascona, già febbricitante, la sera del 30 ottobre, 5 giorni prima della sua morte, San Carlo dimenticò nella allora casa del parroco Vacchini (l'attuale Casa San Carlo Borromeo) la berretta cardinalizia, che vien ora conservata in Parrocchia.

Nell'anno 1930, Bacchi Vincenzo acquistò la casa dal Cavaliere Pietro avv. Buratti e gli diede il nuovo nome “Casa S. Carlo Borromeo”. Una data trovata incisa sul pavimento del loggiato a archi, un tempo aperto, portava scritto 1365.
Secondo Don Siro Borrani che fu lo storico locale delle antichità e delle tradizioni di Ascona, “...la bella casa in via Collegio, sarebbe appartenuta, nel seicento, alla famiglia Giovanni Antonio Vacchini, di cui il veroncino in ferro battuto, il più bello sopravvissuto nel borgo di artigianato locale, ne porta il simbolo araldico dei Vacchini, una vacca.

Il bel portale cinquecentesco architravato dalle fini modanature, è in granito di Baveno. Data la sua mole, il portone è stato provvisto di una porticina sull'anta sinistra, che ai tempi serviva da passo.

A destra c'è il salone a belle volte che fu poi riccamente ornato con stucchi, da profughi Lombardi rifugiatisi qui durante i moti risorgimentali per l'unità d'Italia, nel 1848. Il dipinto al centro del soffitto raffigurante “L'Italia risorta” data dello stesso periodo.

A sinistra, la vecchia cucina con grande camino e le due salette attigue con abili giuochi di volte e crociere continue e a lunettoni perimetrali.

L'androne con il porticato a crociere continue, dà sul cortile. Nel pozzo qui ancora esistente, al quale attingevano l'acqua anche le famiglie del vicinato, verso l'anno 1650 apparve un serpente il quale gettò terrore e spavento non solo in casa ma pure fra la popolazione. Un voto alla Madonna della Fontana lo fece scomparire. Giovanni A. Vacchini ringraziò la Vergine facendo dipingere e donare al Santuario della Madonna della Fontana una nuova ancòna di grandi dimensioni per l'altare maggiore. L'ancòna offerta dal Vacchini rappresenta l'Assunzione della Vergine con alla base un paesaggio dov'è dipinto un pozzo presso cui sta un grosso serpe.
A sinistra dell'osservatore si leggono queste parole: '' GIOVAN ANTONIO VACCHINI GRATIA RICIVTA 1652''.
In memoria della liberazione del serpente alla porta d'ingresso della casa venne posto e si conserva un picchiotto di ferro battuto in forma di drago.

Nel cortile vi sono colonne, capitelli, mortai, giare, vaschette in pietra qui amorosamente raccolte negli anni 30 dall'attuale proprietario Bacchi Vincenzo.

Nel 1936 i locali al pianterreno furono adibiti a ristorante, gestito dal 1948 per 25 anni dal figlio Gottardo, detto sceriffo, dal 1973 da Carmine Giovanni e attualmente dal 2006 dai fratelli Bruno e Isolino Iacomini.

Nel giardino privato il proprietario coltiva da anni varie specie di fiori ed in special modo camelie, rododendri e azalee di rare varietà.

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